Questa volta lasciatemi essere felice

Essere felice.

Un obiettivo, un viaggio, una dichiarazione di intenti.

Qualcuno alla domanda “cosa vuoi nella vita?” risponde di cose.

Che poi averle e averle e averle, non si smette mai.

La felicità è uno stato permanente. Non ha dipendenze né conseguenze né marcescenze.

E’, semplicemente.

Photo by SB v-ibes

Tempo di sentirsi pervadere dalla gioia

Questa volta lasciami
essere felice,
non è successo nulla a nessuno
non sono in nessun luogo,
semplicemente
sono felice
nei quattro angoli
del cuore, camminando,
dormendo o scrivendo.
Che posso farci, sono
felice,
sono più innumerabile
dell’erba
nelle praterie,
sento la pelle come un albero rugoso,
di sotto l’acqua,
sopra gli uccelli,
il mare come un anello
intorno a me,
fatta di pane e pietra la terra
l’aria canta come una chitarra.

(Pablo Neruda)

Photo by sb v-ibes

Cosa ti serve per essere felice?

Uno dei sentimenti più semplici e più difficili è la felicità.

La gioia la provi qualche volta nella tua vita.

La felicità è una condizione permanente, uno stato dell’essere. Non ha condizioni e non ha convinzioni.

Essere felice vuol dire “essere” felice.

Quando il tuo corpo, la tua mente, il tuo spirito, la tua anima si trovano in equilibrio e in stato di salute, lì c’è la felicità.

La libertà di scegliere con consapevolezza è felicità.

Sentirsi soddisfatti non è possedere qualcosa che uno ha. Guardare il cielo fa sentire pieni di gratitudine.

Respirare aria pulita e profumata è essa stessa felicità.

Hai mai visto un animale felice? E’ un’essenza, uno spirito, un’energia impalpabile ma concreta che traspare da tutto l’animale.

Forse pensi ancora di non poterti lasciare andare alla felicità

Perché ti manca una cosa, non è il momento, non è possibile, come si fa a essere contenti di questo mondo?

Non ci sono segreti. Solo scelte.

Quando “sei” qualcosa il tuo modo di essere dipende da te, per le circostanze attuali e per quelle passate.

Se il passato ti vive ancora dentro non guarderai mai il momento.

Se pensi al futuro sentirai solo ansia.

Semplicemente sei. Adesso. Felice.

Ci vuole un fiore per fare una rinascita

Ci vuole un fiore?

Ma no dai, sii seria, davvero. Non può bastare così poco.

Guardi una fase nuova della tua vita e vedi un fiore? Un fiore? UN FIORE!

Ma cos’ha un fiore di particolare, quando puoi facilmente strapparlo e spaccarlo e buttarlo e reciderlo.

Senza difficoltà.

E la chiave della tua rinascita sarebbe qualcosa che può essere strappato senza pietà?

Se non riesci a comprendere la potenza di un fiore (e anche se riesci a farlo), allora questo post è per te.

Leggi anche: La tua vita verde

Per fare tutto ci vuole un fio-o-re

Le cose di ogni giorno raccontano segreti
A chi le sa guardare ed ascoltare

Per fare un tavolo ci vuole il legno
Per fare il legno ci vuole l’albero
Per fare l’albero ci vuole il seme
Per fare il seme ci vuole il frutto
Per fare il frutto ci vuole il fiore
Ci vuole un fiore, ci vuole un fiore
Per fare un tavolo ci vuole un fiore

Per fare un fiore ci vuole un ramo
Per fare il ramo ci vuole l’albero
Per fare l’albero ci vuole il bosco
Per fare il bosco ci vuole il monte
Per fare il monte ci vuol la terra
Per far la terra ci vuole un fiore
Per fare tutto ci vuole un fiore

Una canzone che le nostre mamme cantavano a noi nati negli anni ’70, una canzone di Sergio Endrigo e Gianni Rodari.

Dice tutto, benissimo.

Rinascere, con un fiore (e stare finalmente bene)

Il fiore è quell’organo della pianta che sviluppa colore e profumo e regalità per attirare gli insetti, far innamorare la terra e consolare le anime.

Bach usò i fiori per lavorare con le energie sottili del nostro corpo e del nostro spirito e per guarirci dalle malattie.

Il profumo dei fiori freschi tranquillizza e armonizza le energie della casa.

Con i fiori si possono fare regali.

Con i fiori si possono fare ricette.

Con i fiori si possono fare tisane.

Con i fiori si possono fare pozioni.

E se senti di essere in un momento nuovo della tua vita, concediti a un fiore: è lì per dirti che tutto andrà bene.

L’ecologia della scrittura a mano

In un’epoca così digitalizzata la scrittura a mano esiste ancora?

E’ una domanda che come consulente mi sento spesso fare.

Di solito chi me la pone ribadisce il fatto di scrivere pochissimo a mano, preferendo la tastiera del pc o dello smartphone.

E’ vero, è un momento di sostanziale mancanza di funzionalità (non di conoscenza).

Questo significa che le persone sanno scrivere a mano, ma non lo fanno.

Perché?

scrittura a mano

Una delle risposte è la più ovvia

Si scrive meno a mano perché si utilizzano molto di più i device digitali – smartphone, tablet e pc.

Questo non significa però che la scrittura a mano sia completamente inusata.

Tipicamente si scrive con la penna ancora quando si prendono appunti o si scrivono liste.

Scrivere a mano per esempio un diario dà molto di più al nostro cervello: la possibilità di rimanere allenato e concentrato.

Sarebbe ottimo scrivere almeno una pagina al giorno o almeno trecento parole.

Giusto per non perdere completamente l’esercizio.

scrittura a mano

Qualcuno oggi si dedica anche alla “bella scrittura”

Il lettering è un modo per ricercare l’estetica e la funzionalità.

In molte scuole insegnano l’arte della calligrafia, cioè della bella scrittura.

In questo caso la scrittura non è solo un gesto grafico o funzionale. Diventa anche un fatto estetico.

La calligrafia permette di creare e quindi di esprimere la propria personalità artistica.

Come ogni esercizio, si migliora praticando.

Si impara a dare il giusto peso e volume ai vuoti e ai pieni, lo spessore alle aste e agli allunghi, la rotondità delle forme.

Tutti questi elementi hanno grande valore scientifico nell’analisi della scrittura.

scrittura a mano

Ad ogni età puoi ricominciare a prendere la penna in mano e scrivere

Che tu sia giovanissimo o abbia vissuto più tempo la scrittura è un toccasana per la tua mente.

Forse all’inizio ricominciare a scrivere ti troverà un po’ “cementato”, alla lunga ne sentirai sempre di più il bisogno.

Fissare su carta opere, pensieri e emozioni ti aiuta a essere ecologico e consapevole di te.

Ritorna a dare importanza a questo semplice e ricco gesto che favorisce il ricongiungimento di corpo e anima.

Perché dobbiamo guardare il cielo per stare bene

Guardare il cielo.

Lo facevano gli antichi e fa bene farlo anche oggi.

Oggi chiamiamo l’osservazione del cielo in due modi diversi: astronomia e astrologia.

Di questi due modi il primo segue il metodo scientifico e il secondo il metodo esoterico.

Astronomia significa “la legge degli astri” e astrologia “lo studio degli astri“.

L’astronomia studia la materia dei corpi celesti e l’astrologia ne studia le leggi e il rapporto con il resto del mondo.

L’osservazione del cielo permette di conoscere gli astri come materia e come rappresentazione delle influenze che esistono sul piano immateriale.

guardare il cielo astronomia e astrologia - anima contadina

Approfondisci leggendo: Il tuo tempo balsamico

Come si può guardare il cielo?

Per sapere come guardare il cielo dobbiamo farci alcune domande.

In che relazione è l’Uomo con la Terra e i pianeti del Sistema Solare?

Sono in grado di accettare anche ciò che non capisco fino in fondo e che non mi pare logico?

Sono disposto ad abbandonare il vecchio schema mentale di consequenzialità dei fatti per prendere in considerazione che ci siano logiche diverse altrettanto vere?

Credo solo in quello che vedo o anche in quello che sento?

Aprire la mente è importante perché il sistema di rappresentazione che i pianeti e i corpi celesti recitano non è quello che ci è sempre stato insegnato.

guardare il cielo con mente aperta - anima contadina

Come funziona l’osservazione del cielo

Premessa è la conoscenza esatta delle corrispondenze verticali e la capacità di trasferire per analogia le osservazioni da un piano all’altro.

E’ il modo analitico e non ha niente a che vedere con la causalità.

Il cielo è particolarmente valido per questa visione: non si mescola con altri piani ed è calcolabile in termini matematici.

I singoli corpi celesti portano i nomi dei principi che rappresentano nel cielo.

Nell’antichità i vecchi principi venivano denominati Sole, Luna, Mercurio, Marte, Giove, Venere e Saturno.

Ognuno di questi sette principi si lega ad un corpo celeste chiamato con lo stesso nome, inoltre personificato e identificato con una divinità.

Il sistema che insegna i sette principi primi e i loro effetti sui diversi piani di realtà è l‘astrologia, che è quindi la dottrina dei principi primi e non dei corpi celesti.